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L’ORO E LE TECNICHE ESTRATTIVE ANTICHE

Al giorno d’oggi la parola miniera infonde ancora un forte, istintivo timore, evocando gallerie buie, esplosioni, cave sotterranee. In realtà le tecniche estrattive moderne rendono meno difficile il lavoro di base, anche se resta comunque una professione estremamente logorante soprattutto in quelle zone del terzo mondo o dei paesi cosidetti emergenti, in cui la qualità del lavoro è particolarmente scarsa e le norme di sicurezza puntualmente disattese. Ma anticamente, visto che l’amore dell’essere umano nei confronti dell’oro ha oltre 2,500 anni, come si riusciva a scavare le lunghe gallerie che portavano alla luce il prezioso metallo alla base di stupendi manufatti giunti fino a noi?

La popolazione che, nella storia più antica ha dimostrato un amore sviscerato verso l’oro come simbolo di sacralità, eternità e perfezione sono stati gli antichi egizi. Per lo più le tecniche estrattive erano basate su picconi in pietra e sul lavoro degli schiavi legati a doppio filo con lo stato che era padrone della miniera, solo raramente, e per i giacimenti più superficiali, si sfruttava la sabbia lavata attraverso l’utilizzo di setacci e che rievoca la grande corsa all’oro della California. In realtà in poch sanno che questo metodo fu sperimentato secoli prima dai romani nella pianura alluvionale del Po, con scarsi risultati dovuti solo alle minime quantità di oro trovato a causa non del metodo inadatto, ma della povertà del suolo per quanto riguarda l’oro. Una tradizione che si è perpetuata anche nella Roma imperiale che aveva organizzato il suo vastissimo territorio in macrozone, ognuna dedicata a una produzione specifica.

Perciò se la Grecia era utilizzata per l’olio, l’Italia meridionale per il vino, l’Egitto per il grano, la Spagna era una miniera d’oro. In tutti i sensi, anche perchè i costi di manodopera non esistevano visto che a ricoprire il ruolo di minatore erano per lo più prigionieri, schiavi e condannati.