IL DOLLARO A CAPO DELLL’ECONOMIA MONDIALE
L’economia mondiale si regge sul dollaro e proprio per questo motivo tutti sono d’accordo sul fatto che il biglietto verde non crollerà mai. Ma è anche vero che è stato proprio il dollaro o per essere più precisi il sistema economico statunitense a dare il via alla crisi del 2008, crisi di cui stiamo tutt’oggi facendo le spese. E che sembra proprio non voler mollare la presa.
Però, nonostante tutte le misure prese per riuscire a tentare di salvare il salvabile, pochi se non nessuno, dei problemi che erano alla base della crisi sembra essere stato risolto in maniera definitiva o per lo meno in modo che non si ripresenti o influisca più o meno direttamente sul resto dell’economia mondiale. Economia che vede una forza imperante del dollaro in 5 punti nevralgici che proprio sul biglietto verde basano la loro forza. Prima di tutto Israele, vero e proprio avamposto degli Usa in medioriente e da questi protetti contro le pretese di arabi e palestinesi. Ma colonia seppur indiretta, degli Usa è anche la gran Bretagna. Ironia della sorte e della storia se si pensa che all’origine gli Usa erano una colonia britannica (13 per l’esattezza) e che attraverso un moto di ribellione all’esosa madre patria devono la loro indipendenza nel lontano 1776.
Inutile dire che in caso di ipotetico crollo del dollaro (ma si parla solo ed esclusivamente per via al limite della fantascienza) le aree urbane che sul sistema finanziario hanno basato la loro sopravvivenza, saranno le prime vittime a cadere. E così per esempio, la Grande Mela dovrà soccombere al ruolo di appendice ed estensione di Wall Street. Logica vuole che, caduta questa, cada tutto l’indotto ad essa più vicino. Compreso il problema politico anche a livello mondiale visto che sul dollaro si reggono gli scambi internazionali anche di petrolio, oro e il resto delle materie prime.