ETF Inflation Linked, la discesa dei tassi e l’incognita ‘rendimento’
Recessione, crisi economica e deflazione: tre parole che nel corso degli ultimi quattro anni hanno, l’una dopo l’altra, congelato e rallentato il sistema economico finanziario mondiale, fino a spingerlo ad una staticità dettata più dal timore della perdita che dall’effettivo rischio. Se il primo dei tre termini è diretta conseguenza del secondo, il tema dell’inflazione ha recentemente riscaldato gli animi, aprendo il dibattito se il minore dei mali sia una ripresa dell’inflazione (e quindi un aumento del costo della vita) o una riduzione di questa, implicante deprezzamento e perdita del potere d’acquisto.
Come sopravvivere all’inflazione?
Largo dibattito si è aperto sui titoli inflation-linked e sulla loro convenienza effettiva. Le attività indicizzate all’inflazione basano il proprio rendimento sull’andamento del livello dei prezzi, trovando come primo fattore di profittabilità il movimento dei tassi: fornite di una componente di rendita fissa di rendimento, tale tipologia di prodotto modifica il proprio valore (a rialzo) al verificarsi di una riduzione dei tassi di interesse, rendendo i titoli inflation linked più vantaggiosi, ad esempio, in concomitanza di tassi su obbligazioni statali scesi dal 5% al 2%.
Gli ETF (ETF obbligazionari) inflation linked, calibrati su prodotti indicizzati all’inflazione, parametrano dunque il tasso di interesse ed il rimborso del capitale al tasso di inflazione, riferito ad una certa area geografica, riducendo il rischio di variazioni connesse all’andamento dei prezzi e garantendo un ritorno minimo al verificarsi di un periodo deflattivo.
Attività fisse o variabili dunque? A dispetto di quanto si possa pensare, gli I-L sono classificati come titoli a tasso fisso, atti a soddisfare un bisogno di mantenimento di capitale, non interessato all’evoluzione periodica dei prezzi. In una situazione simile a quella attuale, in cui la tendenza delle Banche Centrali è il mantenimento della soglia dei tassi ad un livello basso, pare dunque dilazionarsi la ripresa effettiva del sistema economico internazionale (con una ancora debole riattivazione del ciclo degli acquisti e dell’indice dei prezzi al consumo), situazione che potrebbe spingere a beneficiare di prodotti ‘puliti’ da quel problema di deflazione che, in ambito di recessione e crisi economica, congela le aspettative future e l’iniziativa personale.