Short Selling di ETF Vs ETF Short

Come fare ad ottenere rendimento anche quando le attese su un’attività sono ribassiste? La vendita allo scoperto è una strategia di investimento basata sull’intuizione di una futura perdita di valore del titolo sotto osservazione. la pratica seguita può esser riassunta in tre mosse: la presa a prestito del titolo oggetto di interesse (o della quota del fondo ETF di riferimento), la contestuale vendita di questo al prezzo corrente di mercato (detta allo scoperto perché non di proprietà del soggetto venditore) e l’attesa (prevista e sperata) di una perdita di valore del titolo, che permetta, al momento della riconsegna dell’asset preso a prestito, il riacquisto dell’attività sul mercato a prezzi inferiori rispetto a quelli iniziali applicati alla vendita.

 Lo Short tra ‘Selling’ ed ETF

La pratica dello Short Selling, o vendita a breve, muove da tale concetto ed indica generalmente una qualsiasi vendita derivante da una presa a prestito: se i prezzi dell’attività subiscono un effettivo declino, il venditore acquisterà il venduto per bloccare il profitto, estinguerà la posizione corta e restituirà il prestito (con l’obbligo per le società di indicare il 15 di ogni mese il saldo delle proprie posizioni corte).

Da non confondere con l’ETF Short, dove il posizionamento del fondo Exchange Traded viene fatto in origine scommettendo all’inverso rispetto all’indice di riferimento, gli ETF in Short Selling possono divenire a loro volta oggetto della vendita allo scoperto, concordemente con il permesso dell’intermediario.

Tra le banche e le SIM che all’oggi permettono lo Short Selling (http://www.trend-online.com/etf-short.html) di ETF quotati su Borsa Italiana si annoverano FinecoBank, IW Bank e Twice SIM.

Concludendo, se l’ETF (http://www.milanoborsa.com/etf-leva-ed-effetto-compounding) sfrutta i decrementi dell’indice per trarne profitto con posizionanti inversi, lo Short Selling fonda il suo principio sulla possibilità di trarne vantaggio da un riacquisto futuro a prezzi inferiori, non beneficiando quindi degli scostamenti successivi, ma solo del differenziale finale.